Il SAG: un termine che probabilmente abbiamo sentito almeno una volta di sfuggita camminando nel paddock di un circuito, o tra i tavolini del bar del passo o, molto più probabile, in officina. Non è nulla di particolarmente complicato e con un piccolo aiuto da qualcuno possiamo controllarlo e regolarlo noi stessi. ma che cos’è e perché è così importante?

Il SAG altro non è che la quantità di abbassamento o di escursione che subisce la sospensione, sia anteriore che posteriore, sotto un certo peso. Si parla di due tipi diversi di SAG:

Statico, ossia calcolato con il solo peso della moto

Dinamico, o Rider, che calcoliamo con l’aggiunta del peso del pilota in sella.

Il corretto setting del SAG serve a regolare il precarico delle molle in modo ottimale. È così importante perché ci servirà come impostazione di base su cui poi fare ulteriori affinamenti. In pratica regolare il precarico giusto delle sospensioni ci permette di sfruttare al meglio la loro escursione utile, perché non è come si può pensare: più è dura e meglio è! Perché altrimenti vendiamo tutto e mettiamoci sotto due ciocchi di legno e abbiamo risolto. No!

Una regolazione fatta bene permette alla sospensione di l-a-v-o-r-a-r-e e non di rimanere rigida. Lasciate che la sospensione faccia il suo lavoro, deve assorbire i movimenti che riceve e non fare da ponte e trasmetterli al resto della moto. Il fatto che in pista si usino regolazioni più dure rispetto alla strada è solo perché in quelle situazioni agiscono forze ben maggiori rispetto al giretto domenicale.

 

Ma non si tratta solo di setting e feeling nella guida ma anche di modifiche sostanziali alla geometria della moto, perché un maggiore precarico sulle molle, farà comprimere di meno le sospensioni sotto il peso della moto e del pilota (perché la molla è già precaricata, già schiacciata). Quindi, in altre parole, stiamo aumentando l’altezza d’assetto della moto. Ad esempio: modificando il precarico del mono posteriore andremo a variare anche l’avancorsa e l’inclinazione del cannotto di sterzo, con le relative conseguenze sul comportamento della moto. Sintetizzando al massimo: aumentando l’altezza d’assetto posteriore migliorano agilità e maneggevolezza, ma a discapito della stabilità.

 

Sag Statico

Come facciamo quindi a sapere quanta escursione si sta usando sulla propria moto?

Per l’anteriore è molto semplice, basta usare una fascetta in plastica, tipo quelle da elettricista, legata alla canna della forcella, ma non troppo stretta altrimenti potrebbe rovinare la superficie. Fatevi un giro usando la moto come fate di solito e vedrete che il punto in cui si è fermata la fascetta sarà l’indicatore di quanta escursione avete utilizzato fino a quel momento. Teniamo a mente che il fondo corsa è a un paio di centimetri dalla base del piedino.

 

Per il posteriore è più difficile scoprirlo e, come dicevo all’inizio, dovete farvi aiutare da un’altra persona per riuscire a misurare il SAG. Ora vediamo come:

La prima cosa da fare è prendere come punto di riferimento la misura delle sospensioni completamente estese, senza alcun peso che ci gravi sopra. Per farlo possiamo aiutarci con un cavalletto centrale se lo avete. Assicuratevi però che la ruota che state misurando non tocchi terra, oppure aiutatevi facendo perno sul cavalletto laterale.

Prendiamo la misura al posteriore fissando un punto sull’asse della ruota e l’altro su un punto arbitrario sul codino. Può essere una freccia, una grafica o quello che volete, basta che questo faccia una linea più perpendicolare possibile con l’asfalto e segniamo la misura su un foglio. Ricordiamoci i due punti di riferimento che abbiamo appena preso, perché ci serviranno ancora. Per quanto riguarda la sospensione anteriore, misuriamo la lunghezza tra l’asse ruota, o il piedino, e l’estremità inferiore del fodero della forcella.

 

Bene ora siamo pronti per calcolare il nostro SAG statico. Rimettiamo entrambe le ruote a terra e teniamo la moto in verticale, non sul cavalletto. Qui è dove ci iniziano a tornare comode due braccia in più. Per l’anteriore, spingiamolo con forza verso il basso (spingendo dalla piastra di sterzo o dalle manopole) e facciamolo risalire lentamente. Segniamoci la misura usando gli stessi punti di riferimento del primo step e facciamo la stessa cosa al contrario, ossia solleviamo l’anteriore verso l’alto e rilasciamolo lentamente, poi rimisuriamo. Facciamo la stessa cosa al posteriore facendo leva sul codino e segniamoci queste altre due misure. Per una misurazione ancora più precisa è bene aprire tutti i registri idraulici, se possiamo regolarli, ricordandoci poi di reimpostarli come li abbiamo trovati.

(Piccola ma fondamentale precisazione: su diversi mono di nuova generazione o aftermarket c’è una contro molla interna che ci impedisce di misurare correttamente il sag statico senza entrare in procedure più complesse che esulano da questo articolo.)

 

Sag Dinamico

È arrivato il turno del SAG dinamico, il procedimento è lo stesso di quello statico solo che dovremmo farlo con noi stessi in sella, con l’abbigliamento completo con cui solitamente usciamo e in posizione di guida, quindi mani sul manubrio. Facciamo prendere le misure al posteriore e all’anteriore dal nostro aiutante di turno, facendo le stesse cose che abbiamo appena fatto per il SAG statico.

La formula per calcolare i SAG è molto semplice: sarà la differenza tra la prima misura a vuoto che abbiamo preso e la media delle 2 successive misure, con e senza pilota. Il calcolo è lo stesso sia per il SAG statico che per il dinamico.

 

Perfetto! dopo tanta fatica abbiamo finalmente questo benedetto SAG tra le mani…e ora?

Vi riporto qui una tabella di riferimento con i range a cui dovremmo puntare sia per il SAG statico che per il SAG dinamico, in pista e su strada.

 

Specifico che sono SOLO valori indicativi e che ci sono discordanze tra le varie fonti se fate ricerche. La tabella si riferisce comunque a moto sportive da media cilindrata in su, quindi per moto di piccola cubatura dovremmo abbassare di qualche millimetro il range in tabella.

Come abbiamo detto un maggiore precarico determina un SAG minore della sospensione e viceversa, quindi, cercando di rientrare nei range su citati, andiamo a modificare il precarico sul mono e sulla forcella. Se il vostro mono ha il comando idraulico basterà girare la manopola dedicata per cambiare il precarico, altrimenti dovrete usare il classico attrezzo fatto a “C” e andare a girare la ghiera alla base della molla. Avvitandola si aumenta il precarico, svitandola si riduce. Sulla forcella invece trovate il registro sulla parte superiore del fodero, generalmente è un dado. Non vi sbagliate con i registri più piccoli che si regolano con il cacciavite, perché servono a regolare l’idraulica, non centrano nulla con il precarico. Se siete incerti controllate sul manuale d’uso.

Può succedere che una volta regolato correttamente il SAG statico, potremmo uscire dal range del SAG dinamico, cerchiamo un buon compromesso per entrambi, ma se questo non fosse possibile, probabilmente abbiamo una molla non adatta al nostro peso. Ogni molla ha un valore K associato che indica in parole povere la sua capacità di resistere al peso. Quindi se il nostro SAG rider è troppo elevato avremo una molla troppo morbida e viceversa sarà troppo dura. Questi possono essere i campanelli d’allarme che forse la molla che abbiamo non è adatta al nostro peso. Comunque se avete la possibilità vi consiglio sempre di farvi aiutare da un professionista, uno specialista delle sospensioni, che saprà indirizzarvi con più precisione verso la soluzione migliore per voi e per la vostra moto.

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