Questa è la terza puntata su “Come e cosa possiamo migliorare nella guida su strada”, valida in tutti i casi: sia che facciamo viaggi, uscite domenicali o solo il tragitto casa-lavoro.
La mano destra
Nei primi due articoli abbiamo visto il tipo di sguardo che dovremmo usare e le linee da fare, in questo invece parliamo di un aspetto importantissimo e spesso sottovalutato su strada, ossia come imparare a usare efficacemente la nostra mano destra. Come da piccoli tenevamo le posate in mano come fossero delle maledette zappe, lo stesso si può dire per molti con la nostra manopola destra. Perché soprattutto su strada, ma vale per certi aspetti anche in pista, non è una questione di quanto velocemente acceleri o freni, ma di come lo fai!
Tutti possono essere buoni a mandare a battuta il gas o a inchiodare come se avessimo visto per terra un biglietto vincente del Superenalotto, ma facendo così non andiamo da nessuna parte, non saremmo più veloci o sicuri, ma ci staremmo solo mettendo nella peggior posizione possibile per guidare. In questo modo stiamo solo violentando la moto e non la stiamo aiutando a lavorare al meglio. Per nostra fortuna viviamo in un mondo analogico, con una sfaccettatura infinita di possibilità e non in uno digitale di soli zero e uno: o tutto aperto o tutto chiuso.
Dovremmo cercare di essere il più fluidi e graduali possibile su tutti i comandi, in special modo, appunto, su quelli della nostra mano destra. Immaginiamo d’avere la telemetria al gas e al freno, potendo vedere effettivamente come acceleriamo e freniamo in ogni singolo momento. Se il nostro grafico risulta simile a questo qui sotto allora o stiamo guardando un elettroencefalogramma o c’è qualcosa nella nostra gestione dei comandi che stiamo sbagliando.

Quello a cui dovremmo puntare è avere un grafico come quello a destra. Lo vedete come anche solo alla vista è molto più armonioso e fluido?! Ecco questa stessa armonia, o peggio il singhiozzo del primo grafico, si riflettono 1 a 1 sulla nostra moto. Ma come facciamo a passare da una gestione elettrica della mano destra ad una più gentile e tranquilla?
Ho deciso di mettere questo argomento così importante come terzo episodio proprio perché i primi due che abbiamo visto precedentemente ci aiutano enormemente nella gestione di questo aspetto. Innanzitutto perché avere coscienza di dove si sta andando e di come lo si vuole affrontare è indispensabile per riuscire a mantenere un certo grado di tranquillità zen all’interno del casco (vista e linee).
Se immaginate, tutti ce la faremmo addosso e saremmo agitati se dovessimo spostarci velocemente in una stanza completamente buia. Magari genericamente sappiamo benissimo come muoverci velocemente o lentamente (ossia la nostra gestione del gas/freno), ma non ci facciamo nulla se non sappiamo prima dove stiamo andando. Stesso discorso per la vista e le linee che abbiamo visto nei due episodi precedenti. Vi consiglio quindi di recuperarli se ve li siete persi.
Già solo sapendo cosa e come affrontare quello che ci si para davanti ci permette di prevedere ed elaborare a monte una strategia di gestione del gas e del freno per quella determinata situazione. Anche solamente prendere coscienza di questo fatto ci aiuterà se sentiamo d’avere una guida nervosa, soprattutto per chi è alle prime esperienze. Il principale campanello d’allarme che può farci capire che non siamo abbastanza fluidi nella guida è se notiamo che quando acceleriamo, spesso andiamo a toccare i freni subito dopo, come a correggere l’errore del gas mal gestito poco prima. Innescando così una sorta di circolo vizioso trasformando di fatto la moto in una sedia a dondolo.
Ovviamente nessuno, spero, fa effettivamente una cosa del genere così accentuata, ma il mood è quello e dovremmo farci attenzione per notarlo, perché è un comportamento che spesso spalmiamo su lunghi tratti di strada. Se quindi vogliamo allenarci e migliorare questo aspetto della nostra guida, possiamo provare a fare quanto sto per dirvi:
Prendiamo il nostro solito tratto di strada che conosciamo come le nostre tasche, meglio se poco trafficato, e procedendo per gradi, iniziamo ad affrontarlo ad una velocità che ci sta comoda, usando solo il freno motore. In questo modo miglioreremo anche la consapevolezza di quello che può fare la nostra moto e di conseguenza la nostra capacità di programmare nel tempo cosa fargli fare.
Tutto questo aiuta indirettamente anche nella gestione del freno vero e proprio, perché preso l’automatismo di saper capire molto velocemente la quantità di freno (o di solo freno motore) di cui necessito per affrontare una curva ad una data velocità, ho subito il campanello d’allarme che per rientrare in quello che mi sono programmato dovrò aiutarmi o meno anche con il freno. Riuscendolo ad usare di fatto solo quando ne ho effettivamente necessità.
Non è però solo una questione di quando usarlo, anche se già così ci siamo tolti un bel peso, ma anche di come usarlo. In questo ci sono 2 aspetti da tenere a mente:
il primo è che, come abbiamo detto prima sul mondo analogico, anche qui quando usiamo il freno dobbiamo dare tempo alla moto, nello specifico alle sospensioni e alle gomme di caricarsi, perché non è processo istantaneo. Lasciare quella frazione di secondo alla forcella e alla gomma di schiacciarsi sotto il trasferimento di carico prima di affondare la frenata, migliora enormemente la stabilità della moto, riducendo anche possibilità di una chiusura di sterzo per le frenate più importanti.

Il secondo punto che mi sento di consigliare è di evitare, o quanto meno pensarci molto bene prima, di portare il freno fin dentro la curva quando siamo su strada, perché i benefici di questa tecnica non valgono i rischi che porta con sé. Il beneficio qui sarebbe quello di variare la geometria della moto, ossia l’interasse e l’avancorsa, per renderla più agile e facile da curvare oltre a risparmiarci un ulteriore trasferimento di carico nella transizione tra frenata e inserimento in curva.
Ma sicuri che servano queste cose su strada?
Se per riuscire a fare una curva abbiamo bisogno di utilizzare questa tecnica non vi sembra che forse stiamo ben oltre i limiti che l’asfalto sporco, il ghiaietto in ingresso o qualsiasi altro imprevisto ci impone?
Si potrebbe dire che questa tecnica su strada serva anche per gestire una curva cieca che chiude all’improvviso, ma basta ricordarci i primi 2 episodi per capire subito che basta approcciarsi in modo prevenuto ad una curva del genere, regolando velocità e traiettoria di conseguenza, lasciandoci più porte aperte possibili. Anche la stessa frenata in curva, ma come estrema ratio e avendo comunque messo in atto tutta una serie di altri comportamenti a monte, molto prima dell’ingresso curva.
Non fraintendete, è sempre utile essere in grado di portare la frenata in curva, ossia avere questo strumento nella nostra cassetta degli attrezzi, ma solo perché sappiamo farlo non vuol dire che convenga farlo sempre.
Piccola nota aggiuntiva: se riusciamo ad essere meno scattosi e approssimativi con i comandi, non ne guadagnerà solo la nostra guida in senso stretto, ma anche le gomme e le pasticche dei freni. Ad esempio: sei tra quelli che non riesce ad arrivare neanche a mille chilometri con un treno di gomme? Prova invece a non dare manate al limitatore in 1° e 2° marcia, ma ad essere più fluido e progressivo…rimarrai stupido di quanto possano durare in realtà.







