Tutti probabilmente conosciamo già cosa sia lo sbacchettamento, ma per chi fosse alle prime esperienze, e non abbia ancora mai avuto l’onore di provarlo in prima persona, sappia che altro non è che un repentino scuotimento, un movimento veloce e incontrollato, del manubrio che oscilla sempre più forte. Fino a morte sopraggiunta o fino a riempire di “paura” gli stivali.

Questo tipo di movimento della moto è uno dei più temuti in assoluto sia perché può avere molte cause scatenanti, e quindi può essere difficile identificarne il motivo, e sia perché è una reazione talmente violenta che, se non siamo svelti con la giusta reazione, e qui mi soffermo sulla parola “giusta” perché come vedremo più avanti se non facciamo le cose fatte bene andremo a peggiorare la situazione, ci ritroveremo in un attimo gambe all’aria.

I tipi più comuni di sbacchettamento sono due:

il primo tipo per fortuna è qualcosa di oggettivo ed è causato da un setting non proprio a punto delle sospensioni o più in generale dalla ciclistica della moto, può essere difficile da individuare ma sta lì, esiste ed è concreto. Quindi è qualcosa che possiamo risolvere ad esempio controllando le sospensioni e aggiustando i precarichi, l’idraulica e i sag. Ovviamente sto tralasciando i casi in cui c’è un serio problema meccanico, tipo qualcosa che non va ai cuscinetti di sterzo, i cerchi, le gomme ecc… perché in questo caso più che uno sbacchettamento come lo si intende è semplicemente un difetto meccanico da risolvere.

Ma se invece il problema fossimo noi e non la moto? E qui arriva il secondo tipo.

Partiamo dal presupposto che la moto da sola è un sistema pressoché perfetto e, grazie alla fisica, anche auto-stabilizzante. Il vero problema, la variabile impazzita, siamo noi che stiamo in sella. Le nostre paure, le ansie e l’inesperienza spesso ci mandano in panico creando noi il problema alla moto, non il contrario. Nella maggior parte dei casi i problemi e le reazioni, che sentiamo partire dalla moto, in realtà le abbiamo innescate noi stessi senza neanche accorgercene. Nel caso della sbacchettamento questo è dovuto al fatto che il 99% delle volte guidiamo con le braccia rigide e tutti appesi o aggrappati al manubrio. Questo ha un impatto devastante nel momento in cui siamo in uscita di curva, o comunque in accelerazione con il gas in mano, e l’anteriore si alleggerisce. Qui è dove in genere si inizia a sentire l’inizio dello sbacchettamento.

 

 

Il vero problema però viene da noi perchè, aggrappandoci al manubrio in accelerazione, siamo noi che lo stiamo tirando involontariamente da una parte e, se vi ricordate l’effetto auto-stabilizzante, la moto cercherà di riallinearsi per proseguire il suo moto rettilineo riportando la ruota in asse. Però, un po’ noi che stiamo tirando il manubrio e un po’ le minime deformazioni dell’asfalto, questa non tornerà subito perfettamente in asse ma andrà leggermente nella direzione opposta alla prima e via dicendo in una serie di oscillazioni in direzioni opposte nel tentativo di riallinearsi. Queste oscillazioni di per sé sono innocue. Certo, ce la fanno fare sotto dalla paura ma nel giro di pochi secondi sarebbe tutto finito e amici come prima. Però proprio perché stiamo rigidi e aggrappati al manubrio, queste oscillazioni non si smorzano con il tempo ma anzi aumentano di intensità!

 

 

Qui arriva il colpo di grazia: se con un semplice sbacchettamento il movimento non si propaga al resto della moto, ma resta circoscritto alla ruota anteriore, invece restando imbalsamati, stile rigor mortis, siamo noi che trasportiamo queste oscillazioni al resto della moto finendo per perdere completamente il controllo.

Dopo tutto questo terrorismo però vediamo quali possono essere i possibili rimedi:

ATTENZIONE! nella maggioranza dei casi, il rimedio deve venire da noi, è la nostra tecnica che va affinata evitando di provocare o peggiorare uno sbacchettamento.

Quindi non pensiamo che basti un ammortizzatore di sterzo per risolvere tutti i nostri problemi, perché non è così. L’ammortizzatore di sterzo non è una medicina che ci cura dalla malattia, è più come un Oki o un Moment. Sicuramente aiuta a combattere i sintomi della malattia ma non ci guarirà, gli sbacchettamenti rimarranno, verranno solamente smorzati d’intensità ed estensione.

Quindi il vero rimedio siamo noi e nello specifico la nostra capacità di stare il più rilassati e delicati possibile sul manubrio. Perché, nel momento in cui lo usiamo per fare altro che non sia curvare o azionare i comandi, gli stiamo chiedendo di fare qualcosa per cui non è stato pensato. Un test molto rapido ed efficace che possiamo fare tutti per capire se ci stiamo aggrappando troppo al manubrio è il seguente:

in un qualsiasi momento della guida, pensiamo: riuscirei a staccare una mano dal manubrio?

Ovviamente non dico alzarla per salutare i passanti ma anche solo pensare d’aprirla o sfiorare leggermente la manopola. se la risposta è si, perfetto. Quello che stiamo mettendo è tutto il peso che dovremmo avere sul manubrio. Se invece crediamo di non potercela fare, allora stiamo mettendo un peso eccessivo sul manubrio e vediamo come si può migliorare la situazione.

Prima cosa, cerchiamo d’avere il busto in grado di auto-sorreggersi, quindi facciamo lavorare bene tutti i muscoli del tronco e le gambe. Già solo questo farà una enorme differenza se prima eravamo abituati a poggiarci sul manubrio per rimanere in posizione.

Invece, nel caso specifico in cui stiamo in uscita di curva o in rettilineo, cerchiamo di aiutarci il più possibile con la parte inferiore del corpo agganciandoci con le gambe al serbatoio e spingendo sulle pedane per contrastare l’accelerazione. Così eviteremo di stare attaccati al manubrio come una bandiera al vento, in pieno stile Superman. Mentre se stiamo in piega, due modi molto efficaci per scaricare il peso in eccesso dal manubrio sono:

 

 

  1. usare la gamba esterna alla curva contro il serbatoio così d’avere un punto d’ancoraggio per tutto il resto del corpo.
  2. Andare a cercare con il braccio esterno il serbatoio per allentare la presa sul manubrio.

 

Ragioniamo sempre che nella guida la maggior parte del lavoro la deve fare la parte inferiore corpo e non quella superiore. Se a fine giornata, o il giorno dopo, ci fanno male le spalle e le braccia, invece che le gambe, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa nella guida.

 

Foto copertina: Stephen Davison

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